La successione delle collezioni d’arte

Una collezione rappresenta la passione di una vita, molto più che un hobby o un interesse; molti collezionisti dedicano energie ed entusiasmo alla ricerca del pezzo raro o dell’opera che completa il loro percorso, studiano e si informano, interagiscono con gli artisti e con gli esperti. Vi sono molte coppie e intere famiglie che condividono la passione per l’arte e costruiscono assieme delle bellissime raccolte, ma a volte questo cammino viene percorso in solitudine, senza coinvolgere i familiari. Può dunque succedere che il collezionista faccia delle riflessioni sul destino della sua “creatura”, valuti quale potrà essere la sorte delle sue opere e come potranno essere gestite al meglio dai suoi eredi.

Il primo step è la predisposizione di un inventario e di un archivio il più possibile accurati, che tengano traccia sia delle caratteristiche delle singole opere (misure, tecnica, anno di produzione, autore, titolo, immagini) sia dei documenti di acquisto, delle certificazioni, della bibliografia.

La realizzazione o la revisione dell’inventario può rappresentare anche il momento per una verifica sulla completezza della documentazione – che negli anni ha assunto un’importanza sempre crescente per il riconoscimento dell’opera sul mercato – e quindi l’occasione per  reperire documenti mancanti o insufficienti.

L’inventario può essere integrato da stime, che assumono valore legale se rilasciate da esperti che abbiano anche il titolo di Periti; questa precauzione potrebbe essere utile nel caso in cui si prevedano possibili tensioni tra gli eredi.

Le opere d’arte in Italia godono di una tassa di successione agevolata, così come sono esenti da tassazione i guadagni derivanti dalla compravendita di opere d’arte da parte del privato collezionista che non opera con la frequenza e le modalità di un commerciante abituale. I beni “vincolati”, cioè notificati di interesse dello Stato, godono della completa esenzione dall’imposta di successione e di donazione. Per le opere libere da vincolo la normativa prevede l’inclusione nell’attivo ereditario di una “forfettizzazione” pari al 10% del valore dell’asse ereditario netto assieme a gioielli, denaro e mobilia. Questo criterio si applica solamente alle collezioni custodite in case private, escludendo quelle depositate nei caveaux e depositi.  E’ ovviamente possibile anche presentare al Fisco un inventario analitico, particolarmente utile nel caso di importanti collezioni destinate alla vendita, attestando in questo modo la titolarità e la provenienza delle opere che verranno successivamente monetizzate.

Per la trasmissione di una collezione si può altresì avvalersi di veicoli che rispondono a scopi di ottimizzazione della gestione unitaria della collezione stessa, di pubblica fruizione, culturali o di charity.

Il trust per la gestione di opere d’arte è conosciuto e utilizzato in particolare nei paesi anglosassoni  (il Paul Getty Trust, il Salomon Guggenheim…) , ma si sta diffondendo anche in Italia.  Lo strumento del trust permette sia la fruizione e la gestione della collezione da parte dei discendenti – mantenendone l’unitarietà – che il trasferimento della stessa ad una istituzione, vincolando il passaggio a condizioni decise dal collezionista stesso (ad esempio obblighi di restauro, esposizione e/o di valorizzazione, che qualora non soddisfatti annullerebbero il trasferimento).

La Fondazione ha un profilo più radicato nell’ordinamento italiano ed è un utile strumento per il perseguimento di finalità di interesse generale, quale la fruizione pubblica di un patrimonio artistico, come espressione di un fine filantropico e culturale. Al Lingotto di Torino è esposta ad esempio la Pinacoteca della Fondazione Agnelli . Diversamente dal Trust, la Fondazione ha personalità giuridica e viene costituita solo a seguito di specifico provvedimento (e controllo) da parte dell’autorità governativa.